|
Collana I RIMOSSI
“Per annientare il diavolo è permessa,
si capisce, qualsiasi alterazione della verità – e così il mio
romanzo scritto nove anni prima, nel 1920, è stato presentato come
la mia ultima opera. È stata organizzata una persecuzione quale non
si è mai avuta nella letteratura sovietica.” Tratte dalla lettera
che Evgenij Zamjatin (1884-1937) spedì a Stalin nel 1931 nel
tentativo di vedersi commutata in esilio quella “privazione della
possibilità di scrivere” che pesava sul suo animo come una “pena di
morte”, queste parole sono la testimonianza della dura censura che
colpì Noi, l’avveniristico e lungimirante atto d’accusa contro la
spietata e progressiva diffusione del taylorismo nella società
sovietica e la morsa totalitaria in cui la Russia sarebbe rimasta
strangolata sotto il regime di Stalin. Nella città di vetro e di
acciaio dello Stato Unico gli individui sono ridotti a numeri e
vivono nel rigoroso rispetto dell’autorità del Benefattore, garante
assoluto di una felicità “matematicamente” calcolata. Non esistono
né vita privata né intimità. Le pareti degli edifici sono
trasparenti, e anche il tempo dell’amore è scandito da orari e
modalità rigorose. Scritto in forma di diario tenuto dal costruttore
di una macchina spaziale, l’Integrale elettrico, che avrebbe il
compito di esportare in tutto l’universo “il benefico giogo della
ragione”, Noi incarna
una delle più sofisticate e lucide anti-utopie della letteratura
novecentesca.
|
|
Evgenij Zamjatin
(Lebedjàn 1884 - Parigi 1937), ingegnere navale, partecipa ai moti
rivoluzionari bolscevichi del 1905 e dell’ottobre 1917. La scrittura
di Zamjatin, definita da alcuni espressionista e da altri
neorealista, ebbe un grande influsso sulla generazione narrativa
russa degli anni venti, soprattutto sui Fratelli di Serapione, di
cui fu maestro e guida. La pubblicazione del romanzo Noi, che
anticipa le satire sociali di Huxley e Orwell, uscì in francese,
inglese e ceco ma non venne mai pubblicato in URSS, e accentuò
l'ostilità già creatasi intorno alla sua posizione di intellettuale
comunista alieno dalle forme di dogmatismo. Nel 1932, per
l'intervento di Gor'kij, poté lasciare la Russia e si stabilì a
Parigi. Tra le sue opere ricordiamo Racconti di vita di provincia
(1913), i racconti Gli isolani (1917), Il cacciatore di uomini
(1921) e il dramma storico I fuochi di San Domenico (1922). |