Il libro indaga il percorso Be
Different di Culti, brand che riunisce in sé il concetto di
living concept.
Lo spazio del tempo: evoluzione
della coerenza progettuale; le qualità estetiche: patrimonio
d'identità nel rinnovare la memoria; la tangibilità
dell'eccellenza: rapporto stretto tra ideazione e
realizzazione; la riconoscibilità delle novità: design
esteso come accentratore di contenuti; la percezione
valoriale: convergenze incrociate di tradizione e
innovazione.
Questi sono gli elementi che
hanno contribuito a costruire il bacino di sapere Culti.
Questa società ha costruito, su
innovazione creatività, un brand del life style che
comprende dagli oggetti d'arredamento ai prodotti per la
cura del corpo, dai concept store alla spa, persino una
barca, dove il soddisfacimento di un bisogno dato da un
prodotto o da un servizio non è mai disgiunto da un concept
globale da cui deriva una filosofia di vita e una nuova
dimensione del rapporto cliente-fornitore.
Percorsi
Be Different
Il design delle
relazioni estetiche
Il valore aggiunto delle buone
idee punta oggi su tutte quelle attività in cui le cose
acquistano valore non solo per le prestazioni materiali che
forniscono, ma anche per i significati, le esperienze e i
servizi a cui danno accesso. Le imprese punteranno
sull’innovazione di processo e di prodotto, sostenuta da
investimenti in ricerca e miglioramenti in servizi adeguati
per garantire così l’unicità della sua offerta, attraverso
confronto, interdisciplinarietà, trasferimento delle idee e
sinestesia della materia sia internamente che esternamente
all’azienda: in un prodotto o in un processo, una piccola ma
decisiva innovazione può infatti rivelarsi vincente.
Superato l’aspetto di utilità, si va inoltre affermando
sempre più l’attenzione ai modi, metodi di costruzione di un
prodotto, alla materia prima utilizzata che non
necessariamente deve essere di pregio in sé, ma piuttosto
ricercata nell’essenza, nell’applicazione o nella
lavorazione.
Bellezza, capacità artigianale, tradizione: il ben fatto
deve essere il risultato di un percorso storico e culturale
ancor prima che economico.
È l’estetica spesso ad attribuire espressività al singolo
prodotto distinguendolo dagli altri, pur della medesima
categoria.
Pack particolarmente curati, sfumature studiate anche in
piccolissimi oggetti del fare quotidiano diventano il
linguaggio caratterizzante e identificativo di beni che,
specie se di più difficile reperibilità, catturano
l’immaginazione e acquisiscono un simbolismo e una unicità
che il pubblico è ben disposto a concedersi: una sola volta,
spesso, ripetutamente.
Il prodotto oggi deve infatti manifestare inclusione e
intrusione, mostrare capacità di emozionare, di trasmettere
sentimenti e arrivare a rappresentare persone e stati
d’animo, fino a scatenare l’immediata attrazione fatale.
Accanto alla gestione del design di prodotto è andata
crescendo anche una maggiore attenzione al corporate design
inteso come capacità di trasferire il valore dell’immagine
del bene sull’impresa e come contributo alla valorizzazione
del brand.
È così che ambientazioni, caratterizzazioni di punti vendita
e spazi espositivi promuovono attivamente i meccanismi
decisionali, facendo leva su componenti emozionali, di
intimo appagamento che fanno desiderare il perpetuarsi
all’infinito di un momento perfetto, ma consapevolmente
distante e distinto da quello effettivo di consumo.
Il momento focale della domanda si sposta dalla modalità di
fruizione all’atto d’acquisto, per vivere una fase
anticipata ma decisiva; è l’accesso al mondo del prodotto
dove bisogno e sogno si fondono, generando sensazioni e
feeling unici.
Di pari passo, il significato valoriale di un prodotto
diventa, per il singolo, strettamente dipendente dal mondo
che il prodotto stesso è riuscito a creare di sé e intorno a
sé: è un mondo che agli aspetti materiali affianca, sempre
più e in maggior misura, emozioni e stimoli, lanciando
segnali che ciascuno interpreta a proprio modo.
La chiave personale di lettura si rifà oggi, infatti, a
variabili culturali, a valori tradizionali che vogliono
essere recuperati, a dimensioni spazio-temporali individuali
e dove esperienza e conoscenza di ciascuno arrivano a
imprimere al bene una propria, autonoma interpretazione.
L’oggetto diviene di culto non solo per un processo o
modello produttivo ma per i codici di rappresentatività e di
comunicazione che trasferisce e ingloba.
L’aspetto peculiare per le imprese è che la lettura di tale
valore, certamente soggettivo e ritagliato sul singolo, è
riconducibile a parametri eteroriferiti ovvero a gruppi
tendenzialmente affini per interessi, modelli aspirazionali,
stilemi culturali.
Di più: le esigenze, i desideri, i comportamenti del singolo
individuo altro non sono che derivazioni di macro tendenze
globali, sovrastrutture che percorrono e omogeneizzano il
mondo occidentale.
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