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Collana
I RIMOSSI
Mirbeau scrisse Il
giardino dei supplizi nel 1899, un anno dopo l’Affare Dreyfus. Da
allora, la letteratura di Mirbeau si inasprì ulteriormente nel segno
di una critica radicale della società occidentale e delle sue regole
morali, delle istituzioni politiche, dei falsi ideali. Uomo di penna
e di azione, Mirbeau conciliò i suoi istinti primigeni nella prosa
del Jardin, mettendo in scena una crisi travestita dai panni
colorati del romanzo esotico. Alla fine di un viaggio allucinatorio,
rito di passaggio scandito dalle febbri, dal chinino e dalla
corruzione, il lettore è preso per mano e condotto nelle viscere
infernali del supplizio.
Considerato per
anni un romanzo pornografico e provocatorio, Il giardino dei
supplizi è in verità uno spietato affresco di denuncia sostenuto dal
racconto di un uomo che, inseguendo la verità, finisce per
distruggere se stesso. La scrittura onirica e surreale di Mirbeau
offusca, segmentando la narrazione, il tema ciclico del romanzo che
avvolge la vicenda come un hortus conclusus: nel continuo alternarsi
di vita e morte, corruzione e rinascita, peccato e virtù, Mirbeau
celebra ciò che, senza ombre di banalità, avrebbe solamente chiamato
vita.
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Octave Mirbeau
(Trévières 1850 –
Parigi 1917) è stato uno scrittore e drammaturgo francese di grande
fama. Le sue opere, tradotte in più di trenta lingue e di enorme
successo per l’epoca, descrivono con toni naturalistici la
degradazione della moderna borghesia. Dopo i primi lavori, di
ispirazione autobiografica (Le
calvaire, L’Abbé Jules
e
Sébastien Roch),
Mirbeau mandò alle stampe due romanzi scandalosi, che suscitarono in
poco tempo l’interesse e la curiosità di mezza Europa:
Le
journal d’une femme de chambre
(1890) e
Le jardin des supplices
(1899). È soprattutto nel secondo che il disvelamento dell’ipocrita
morale borghese coincide con la rottura del canone romanzesco
tradizionale. Vicino all’anarchismo, con la sua prosa diede sfogo ad
un’illuminata e violenta satira della società, dipinta con i colori
del sovversivismo e della provocazione. |