Octave Mirbeau
IL GIARDINO DEI SUPPLIZI
isbn 978-88-8391-046-3
pp. 180 / euro 14,00
[2009]

 

 

Collana I RIMOSSI

 

Mirbeau scrisse Il giardino dei supplizi nel 1899, un anno dopo l’Affare Dreyfus. Da allora, la letteratura di Mirbeau si inasprì ulteriormente nel segno di una critica radicale della società occidentale e delle sue regole morali, delle istituzioni politiche, dei falsi ideali. Uomo di penna e di azione, Mirbeau conciliò i suoi istinti primigeni nella prosa del Jardin, mettendo in scena una crisi travestita dai panni colorati del romanzo esotico. Alla fine di un viaggio allucinatorio, rito di passaggio scandito dalle febbri, dal chinino e dalla corruzione, il lettore è preso per mano e condotto nelle viscere infernali del supplizio.

Considerato per anni un romanzo pornografico e provocatorio, Il giardino dei supplizi è in verità uno spietato affresco di denuncia sostenuto dal racconto di un uomo che, inseguendo la verità, finisce per distruggere se stesso. La scrittura onirica e surreale di Mirbeau offusca, segmentando la narrazione, il tema ciclico del romanzo che avvolge la vicenda come un hortus conclusus: nel continuo alternarsi di vita e morte, corruzione e rinascita, peccato e virtù, Mirbeau celebra ciò che, senza ombre di banalità, avrebbe solamente chiamato vita.

 

Octave Mirbeau

(Trévières 1850 – Parigi 1917) è stato uno scrittore e drammaturgo francese di grande fama. Le sue opere, tradotte in più di trenta lingue e di enorme successo per l’epoca, descrivono con toni naturalistici la degradazione della moderna borghesia. Dopo i primi lavori, di ispirazione autobiografica (Le calvaire, L’Abbé Jules e Sébastien Roch), Mirbeau mandò alle stampe due romanzi scandalosi, che suscitarono in poco tempo l’interesse e la curiosità di mezza Europa: Le journal d’une femme de chambre (1890) e Le jardin des supplices (1899). È soprattutto nel secondo che il disvelamento dell’ipocrita morale borghese coincide con la rottura del canone romanzesco tradizionale. Vicino all’anarchismo, con la sua prosa diede sfogo ad un’illuminata e violenta satira della società, dipinta con i colori del sovversivismo e della provocazione.

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