Se Huxley potesse osservare il nostro
presente da vicino dovrebbe ritrattare i temi centrali
della sua riflessione. Dal Brave New World siamo difatti
passati a un Brand New World in cui il sistema delle
marche deve confrontarsi con nuovi modi di fare
esperienza del mondo.
La letteratura sulle marche e sulla
pubblicità ha per lungo tempo enfatizzato il valore
della comunicazione come processo che nasce dall'azienda
e che, attraverso una pianificazione efficace, è in
grado di arrivare al pubblico per modificarne i punti di
vista e/o i comportamenti di consumo.
Tale visione è sopravvissuta fino a
quando le dinamiche del mercato, dell’innovazione
tecnologica e della cultura del consumo hanno innescato
un processo irreversibile d’apertura delle aziende alle
pratiche “autentiche” che contraddistinguono il mondo
della vita quotidiana.
Nel momento in cui le strategie del
branding esondano dai perimetri chiusi delle aziende per
irrorare e modificare la natura stessa delle relazioni
sociali, il valore della marca si trasforma in qualcosa
d’altro.
Oggi è possibile parlare di un branding
diffuso che va al di là delle vecchie concezioni del
marketing kotleriano (ma anche di quello postkotleriano)
e che giunge a confrontarsi con la dinamica dei network
sociali, con le forme “autonome” di produzione culturale
(dalle sottoculture giovanili alla street culture), con
le strategie di autopresentazione che regolano il
cosiddetto mercato delle identità.
Questo libro vuole indagare una nuova
concezione della marca che passa per stadi successivi
d’estensione sul mondo (branding, selfbranding,
biobranding) sino alla fase più avanzata dell’ontobranding,
in cui ciò che esiste è in grado di comunicarsi
autonomamente, tramite i dispositivi tecnici più
avveniristici.
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indice e introduzione
