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Il grande potere che i
marchi esercitano oggi sui mercati finanziari non consente più di
identificarli solo in quanto "segni" della comunicazione. tale ambiguità
apre un nuovo orizzonte epistemologico e spinge a chiedersi per mezzo di
quali capacità i marchi siano riusciti ad assumere un'importanza così
rilevante all'interno della nostra vita sociale.
In un mondo dominato
dalle potenze economico-finanziarie non ha più alcun senso continuare a
intendere il marchio in funzione della sua utilità contingente o in
riferimento a quella bellezza formale che un tempo gli valse la
qualifica di "segno principe" delle attività di Visual e Corporate
Identity.
Questo libro intende
porre l'accento sulle implicazioni antropologiche che scaturiscono
dall'incontro tra le sofisticate strategie di comunicazione orchestrate
dai marchi commerciali e la dimensione percettivo-estetica dell'uomo
che, inevitabilmente, le accoglie e le fa proprie, interiorizzandole.
Il potere esercitato
dal marchio sulla nostra identità individuale sarà tanto più grande
quanto più gli sarà concesso di imporre la sua impronta sulla nostra
capacità di provare sensazioni, emozioni, sentimenti e desideri. Ecco,
allora, che le suggestioni offerte dai marchi di ultima generazione -
marchi sonori, gustativi, olfattivi e tattili - interessano l'intera
specie umana e non solo una certa area di competenza professionale. È
lecito che un'impresa registri, come proprio marchio commerciale,
l'odore dell'erba appena tagliata o il canto di un gallo?
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