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Bauman, Giddens, Maffesoli
hanno tutti e tre davanti a loro lo scenario della
modernità in crisi; essa, per forza di cose, è destinata
ad aprirsi a un'età nuova che, ove si eccettui Maffesoli,
né Bauman né prospettano come postmodernità.
Con un gioco di metafore,
Bauman raffigura il declino della modernità come un
liquefarsi, sicché la modernità da "solida" si fa
appunto "liquida" rivelandosi tale per l'incapacità di
adottare scelte strutturate, articolate, durature.
Giddens ritiene che la modernità palesi il suo venir
meno nel costante ripiegamento riflessivo su se stessa.
Maffesoli, sulle orme di Nietzsche, recupera con
decisione "l'ombra di Dioniso", che - senza esclusioni -
rende correlativa alla visione apollinea. Non a caso, la
ragione maffesoliana, non più assoluta, accetta di
vincolarsi al sensibile. Non più dunque l'elogio della
raison tout court ma quello della raison
sensible.
Il declinare la modernità
in crisi da parte di queste grandi figure della
sociologia contemporanea avviene con lenti che, per così
dire, non perdono mai di vista il concreto, come
nei campi di indagine scelti in questo saggio: dal
farsi della cultura al tramonto della tradizione,
dallo scomporsi dell'identità alla sessualità liberata
dai vincoli della modernità.
Dal confronto delle diverse
prospettive e sensibilità culturali emerge una mappa di
alcuni tra i principali nodi al centro dell'attuale
dibattito nelle scienze sociali.
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